Pre-pre intro - a.k.a. il mio rapporto di amore odio con la carta stampata (e di solo odio contro il capitale)
Qualche mese fa, per motivi che sono esposti in modo sufficientemente chiaro ed esauriente qui sotto, avevo deciso di fare una fanzine punk/hardcore. A quanto pare, almeno per ora, non ci sono riuscito. Troppi gli ostacoli che mi si parano davanti; o meglio, troppo imponenti. Due su tutti: il tempo, e i denari.
On a side note, consiglio a tutt* di leggere il saggio "Tempo Tiranno" di Thomas Hylland Eriksen (edito, ovviamente, da Eleuthera), dove si parla di come il tempo ci abbia ridotti in schiavitù. Dei soldi non devo dirvi un cazzo, tanto è cosa nota...
Non ho perso la speranza di riuscire, un giorno, a rinchiudere in quattro fogli qualche sprazzo di delirio, qualche foto, e qualche pubblicità di dischi. Ma so che quel giorno non potrà essere molto vicino nel tempo, e quindi ho deciso, nel frattempo, di pubblicare qui una delle poche cose sensate che avevo scritto mentre ero in preda alla foga fanzinara. Quando si scrivono delle cose e poi si tengono li per troppo tempo, finisce che ci si scopre ogni giorno più insoddisfatti, e si finisce per cestinare tutto. Ho la presunzione di credere che, sparse nel mezzo del degenero visionario, ci siano anche delle riflessioni abbastanza sensate, o che comunque costringono spesso il mio cervello a lunghe riflessioni.
Per questo motivo, condivido tutta questa pappardella con voi. Tenete conto che fu scritta qualche mese fa e che avrebbe dovuto essere stampata su di un foglio, e non pubblicata su una cazzo di asettica, insignificante pagina internet. Tenete conto anche che in origine questa roba era destinata più o meno alla "scena" hardcore, e quindi è caratterizzata da un tasso sregolato di autoreferenzialità . Molto probabilmente certe citazioni risulteranno di difficile o addirittura impossibile comprensione. Mi interessa molto poco, ma mi pareva corretto dirlo. Enjoy.
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Pre intro - a.k.a. an apology of stream of consciousness
Di fatto, questa sarà la decima volta che dico "vai faccio una fanzine, ora
scrivo l'intro". Poi ogni volta che l'ho fatto, finiva che mi faceva cagare e
buttavo via tutto. Ma adesso ho capito il trucco: bisogna scrivere tutto di
getto senza fermarsi e soprattutto, MAI rileggere dopo che si ha finito.
Rileggere è come chiedere "ti è piaciuto" dopo aver fatto all'amore - la cosa
peggiore che si possa fare.
E comunque stavolta ho deciso che basta, sta intro va fatta. La fanzine al 99%
non vedrà mai la luce (il che per certi versi è positivo; noi giovani ok
preferiamo il buio), ma questo è un altro paio di maniche. Ma veniamo al
dunque.
Analogic vendetta - a.k.a. la deriva luddista di un net addict
Che cazzo vuol dire analogic vendetta? Intanto è un nome, come ha giustamente
osservato un mio amico, mezzo albionico e mezzo latino, il che sta a
simboleggiare la natura poliglotta e ibrida delle nuove generazioni.
Dopodichè, è il nome di una fanzine *di carta*, e simboleggia la volontà di
rivalsa nei confronti del medium nemico, ovvero internet.
Una vendetta contro i bit, che risucchiano la linfa dalle nostre vite, e ci
privano del piacere irriproducibile di tenere tra le mani pagine fotocopiate,
che lasciano l'inchiostro sui polpastrelli, e se non stai attent*, a volte ti
fanno anche dei piccoli taglietti sulle dita, sprigionando la solita fitta
sassaiola di ingiurie (op. cit.) nei confronti delle divinità (a meno che tu
non sia credente, ma in questo caso è difficilmente comprensibile il motivo
per cui tu stia leggendo questa cosa).
E' il risultato di una riflessione, maturata in anni e anni di assidua
frequentazione internettiana, che si potrebbe facilmente riassumere in questa
frase "the internet itself isn't bad, but the way that our lives focus more
and more on communicating information rather than enjoying our lives together,
scares me". Vale a dire che il male non è internet - il male è il modo in cui
NOI (me compreso) la usiamo.
Il discorso è serio, e spero che mi riesca bene di esprimere quello che ho in
testa, anche perchè cosi poi spaccio questa roba per una tesina a mi becco
qualche credito all'università (con il non trascurabile effetto secondario di
convincere i miei genitori che stare ore davanti al computer e ascoltare
musica rumorosa può contribuire alla mia istruzione).
La prima parte del discorso riguarda necessariamente l'importanza sociale di
internet, soprattutto per quanto riguarda le "comunità " di nicchia, o contro
culture, o culture alternative, o come cazzo volete chiamarle. Io non sono un
sociologo quindi mi esprimo a braccio, a intuito. Sta di fatto che ormai
internet detiene il primato sia per quanto riguarda la comunicazione tra
singoli, sia per quanto riguarda la produzione e la diffusione di
informazioni; e questo ha ovviamente molti aspetti positivi, basti pensare al
fatto che usufruire della rete è molto facile ed è ormai accessibile quasi a
tutti (almeno nei paesi occidentali). Making a long story short, internet
facilita la comunicazione ampliando l'accesso in modo bidirezionale (ovvero
tutt* possono non solo usufruire delle informazioni, ma anche produrle), e
riducendo i costi della comunicazione. Questo comporta innumerevoli benefici,
e non c'è bisogno che io stia a spiegare quali (anche perchè ho in mente di
dire un altra cosa e se adesso mi dilungo poi faccio confuzione e va tutto in
merda).
- stavo notando che in sta roba ci sono troppe parentesi, un chiaro segno
della confusione di cui è intriso il mio linguaggio, e, più in generale,
anche il mio cervello -
La domanda che per anni mi ha assillato, privandomi del sonno e di una vita
sociale degna di questo nome, è "inernet è nostra amica, o, strisciandoci alle
spalle come un assassino di 20 livello con un mantello +3 a muoversi
silenziosamente / nascondersi (si, quello che avrei voluto qualche anno fa per
natale), ci sta pian piano privando delle nostre vite?". La risposta è
ovviamente la seconda, sia perchè lo dice guzzanti, sia perchè altrimenti non
nutrirei un tale sentimento di rivalsa da chiamare una fanzine in questo modo.
In breve: stordit* dall'orgia di informazioni in cui la rete ci fa
sprofondare, ci dimentichiamo di mettere a furtto ciò che
leggiamo/vediamo/sentiamo. Ci dimentichiamo che nella rete ci sono dei pezzi
di puzzle, e che sta a noi ricomporli e dar loro forma - non basta accumularli
in maniera certosina. Insomma, a me la formica mi è sempre stata sul cazzo,
lei e la sua mentalità burocraticamente previdete e proiettata nel lungo
termine. Preferivo la cicala e la sua ingenua ma coraggiosa avventatezza.
Vabè, non c'entrava un cazzo, ma è da quando ho 3 anni e mi raccontavano
questa storia che volevo dirlo. Un'altra cosa che avrei sempre voluto dire fin
dall'infanzia riguardava la favola della volpe e dell'uva, ma non mi ricordo
più nemmeno la storia quindi niente. Anche se non ho mai capito perchè una
volpe volesse mangiare dell'uva e non una gallina.
Blog the fuck off - a.k.a. il qualunquismo e il relativismo, con la complicitÃ
di google, si impadroniscono delle nostre menti ignare
Tornando brevementi seri, il problema è lampante ed è sotto gli occhi di
tutti: internet produce delle aberrazioni, mascherando da "informazioni" cose
totalmente prive di qualsiasi significato e/o di qualsiasi utilità . Un esempio
su tutti, i blog. Il fatto che ci siano addirittura delle comunità che nascono
intorno ad una forma espressiva la cui essenza è caratterizzata dal
qualunquismo e dalla vuotezza, è a dir poco raccapricciante. E produce dei
mostri, come per esempio libri in cui si spacciano per forme d'arte delle
stronzate scritte su dei blog da persone molto probabilmente mediocri. Con
questo non voglio certo spingere una visione elitaria e borghese della
comunicazione nè dell'editoria. Voglio soltanto dire che eliminare i filtri
dai canali di diffusione delle informazioni è indubbiamente un vantaggio, ma
solo quando si ha qualcosa da dire. Se invece i contenuti vengono creati solo
per colmare questi canali, tutto il discorso viene a perdere di significato.
"Oggetti" come i blog non sono altro che espressioi di una deviata idolatria
dell'anarchia comunicativa. Oltreutto, questa frenesia libertaria ci ha spinti
fino a forme ridicole di relativismo critico, per cui l'eguaglianza non deve
riguardare soltanto le possibilità di espressione, ma anche il prodotto che ne
risulta.
Io non sono certo un apologeta dei criteri di giudizio (siano essi estetici,
morali, o che altro) della società occidentale, ma vedere in librearia
trasposizioni cartacee di blog a fianco dei saggi di Rifkin, mi provoca una
forte urticaria e anche un difficlmente contenibile desiderio di gridare
"dioporco".
Per fortuna nella mia libreria di fiducia sono piuttosto svegli e non tengono
queste porcate; al contrario, hanno tutte le uscite di Eleuthera, che è una
casa editrice totalmente avanti. Vabè, divago.
Wall of death the message board - a.k.a. il DIY nell'era di fastweb
Vorrei tentare di circostanziare il mio discorso anche nel contesto
dell'hardcore, con un esempio semplice quanto concreto della sfasatura che si
è prodotta a causa di internet nei modi di vivere l'hardcore.
Qualche anno fa se c'era un concerto, la prima cosa che ti veniva in mente per
pubblicizzarlo era telefonare a un po' di amici (amiche no, che tanto si sa
che le donne nell'hardcore servono solo a tenere le giacche), fotocopiare
volantini da lasciare in giro, e andare ad attacchinare i manifesti con la
colla in giro per le strade. Nowadays, invece, scatta subito la mail alla
lista di contatti e il post sulla message board. Il problema è che non
differisce solo il medium, differisce anche e soprattutto il destinatario; non
ci si rivolge più a chi vive con noi, intorno a noi, ma ad eteree comunitÃ
delocalizzate, tenute insieme da una presunta identità "culturale". Si produce
un inversione nei criteri con cui selezioniamo le persone che vogliamo
facciano parte della nostra vita. Ciò che conta sono i gusti, lo stile, e
altre cose più o meno frivole. Il risultato è una progressiva ghettizzazione
in micro-nicchie assolutamente impermeabili, che contemporaneamente rende
sempre più difficile l'interazione con le persone che ci stanno *realmente*
intorno. Ed è anche per questi motivi che una controcultura conflittuale come
quella punk hardcore è ormai poco più che un gusto musicale... Non c'è più
attitudine al confronto, non c'è nessun tipo di socialità al di fuori della
cerchia ristretta di elett* che possono essere considerat* membr* del branco.
Un esplosione di micro-culture elitarie, snob, e totalmente chiuse.
Che disastro.
Do yourself a favor, turn it fucking off - a.k.a. i reversal of man la
sapevano lunga
Ovvero, impediamo che internet, garantendoci l'accesso ad una comunicazione
senza filtri, diventi essa stessa filtro nelle nostre interazioni sociali.
Basta blog ricolmi di cazzate inutili, basta pseudo diari personali online,
basta message board dove il 90% dei post sono identici, basta vinili su ebay,
basta webzine tutte uguali con niente di originale dentro...
Per inciso, questa dovrebbe essere la parte propositiva del "manifesto", ma
come è noto, io sono tanto abile nel distruggere quanto incapace nella
pianificazione. Improvviso, e di solito funziona. Qualche volta faccio
cappelle clamorose, ma generalmente direi che è un modus vivendi
soddisfacente.
Comunque credo che il concetto di fondo si sia capito... lo riassumerei
brevemente cosi: meno sociopatia hardcore, più contaminazione.
Alla fine è colpa dell'emo e dell'indie rock (e anche qua quei drittoni dei
reversal of man ci avevano visto giusto). Una volta l'asocialità era una
conseguenza dell'odio, adesso è una conseguenza della presunzione e del
narcisismo. A firestorm to purify, altro che math rock e quelle puttanate li.
Cazzo l'odio è un sentimento nobile, e in ogni caso produce relazione tra le
persone. Lo snobismo del cazzo no, produce solo fratture e divisioni; che tra
l'altro non sono mai colmabili, perchè chi viene escluso da questi circoli
d'elite non se ne fa mai motivi di rimpianto... anzi! E' un serpente che si
mangia la coda...
Ma meglio tagliar corto, che inizio a perdermi e cominciano a manifestarsi le
prime avvisaglie del delirio.
Get off the internet, i'll see you in the streets - a.k.a. non so più che
cazzo dire e quindi concludo con degli slogan
Sorprendentemente sono arrivato fin qui scrivendo di getto, e senza rileggere
praticamente mai, se non quando avevo il sospetto di aver fatto delle cappelle
grammaticali.
Comunque vediamo di tirare qualche conclusione da tutta questa roba che ho
scritto.
La prima conclusione è che io nutro un profondo e radicato risentimento verso
internet, o almeno verso alcuni suoi aspetti.
La seconda conclusione, è che questa fanzine, nel caso si materializzi (al
momento in cui scrivo la cosa è ancora altamente improbabile), non è altro che
la materializzazione del mio risentimento.
La terza conclusione è che il nome, del resto, la dice lunga.
La quarta, e direi ultima, conclusione, è che i reversal of man la sapevano
veramente lunga (e avevano un batterista veramente figo, mi permetterei di
aggiungere).
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